IZABELA
NEL PAESE DELL'ARCHETIPO DELLE IDEE
Per
chi, come me, ricerca quotidianamente la storia di Homo e dei suoi antenati
- la storia di tutti noi, la storia di noi tutti - a partire dalle tracce
e dai frammenti che la natura ed il caso - e, piu rara-mente, Homo stesso
- hanno preservato attraverso i! tempo negli strati geologici, nelle
grotte, nei siti della vita che chiamiamo "archeologici",
nelle necropoli, sul fondo dei laghi, nel ghiaccio... consentendone
talvolta la straordinaria scoperta, il trasporto ai laboratori di ricerca
e, infine, l'esposizione al pubblico dietro le fredde vetrine dei musei,
l'incontro con il lavoro di Isabela Simunovic - in qualche modo - ...
potrei dire... disarmante.
E'
disarmante perché - in qualche modo - le sue figure e gli sfondi che
le risaltano condensano le premesse, la trama della vicenda, e sembrano
delineare - talvolta in forma di brevi lampi - la soluzione,... le soluzioni
. Mentre i miei reperti e le tecnologie avanzate del mio laboratorio
proprio non riescono ancora a farlo....
E' disarmante perché - in qualche modo - nei lampi dei tratti che balenano
schematici davanti ai miei occhi riesco a intravedere fotogrammi nitidi
del lungometraggio della nostra lunga storia, un lungometraggio di due
milioni e mezzo di anni.
Mentre il mio microscopio - non so perché - c sempre, ineluttabilmente
fuori fuoco... Perché -perché ne sono sicuro, perché una volta l'ho
sognato anch'io! - i colori sono proprio quelli degli sfondi e dei protagonisti,
non quelli del video del PC dove elaboro i miei dati... E' disarmante
perché leggenelle inquietudini, nelle paure, nelle speranze e nei sorrisi
dei bambini, delle donne e degli uomini del passato che sono tutti insieme
dentro di noi, e che noi dov-remmo - o vorremmo - rappresentare.
Mentre nel mio laboratorio io proprio ancora non posso e, in ogni caso,
non saprei proprio cosa e in che lingua leggere...
Ma chi di noi due - l'antropologo o l'artista? - intuisce veramente
Homo? Chi percepisce "cosa c'c dietro" e, soprattutto, quando
e in che forma..., con quale "colore" e stato d'animo... in
che tempo e in quale spazio? Insomma: chi di noi due - l'artista l'antropologo?
- ha materia da raccontare agli "altri"? Ogni giorno, quando
chiudo a chiave il mio laboratorio, passo davanti fredde vetrine dei
reperti e lascio alle spalle l'ombra del museo, ho solo tanti dubbi,
e mi c sempre piu difficile capire.
Roberto Macchiarelli
Sezione di Antropologia
Museo Nazionale Preistorico Etnografico "L. Pigorini"
ROMA
IZABELA SIMUNOVIC porta l'osservatore della sua opera verso un mondo
dimenticato da tempo - il mondo delle credenze, dove l'uomo viveva in
comunitr con la natura e con essa manteneva legami magici.
Quando IZABELA SIMUNOVIÓ ha iniziato la sua attivitr artistica, non
sapeva che dappertutto nel mondo l'uomo aveva espresso le sue prime
cariche magiche in forma di pittura "primitiva" delle caverne
- non lo sapeva, ma lo intuiva e lo sentiva. L'artista ci confronta
con il mondo dei sogni e tocca in noi quella corda archetipica che avevamo
considerato dimenticata da un pezzo. I suoi quadri ci conquistano, rendendo
l'idea di un tempo in cui la natura non era confinata a riserve ecologiche.
I suoi quadri ci aiutano a concepire noi stessi come parte della natura
e ci permettono di
ritornare al tempo della semplicitr e della modestia.
Nei quadri di IZABELA SIMUNOVIÓ sentiamo l'alito dell'evoluzione e l'esigenza
di ritrovare il senso di una castitr perduta.
Dr. prof. Horst Seidler
Direttore dell'Istituto per la biologia umana dell'Universitr di Vienna
Ci sono certi punti in cui esperienza e immaginazione, passato e presente,
si fondono: uno di questi c l'opera di Izabela Simunovió. Le sue figure,
in apparenza semplici, evocano il mondo atemporale dell'artista "primitivo"
delle caverne, e, allo stesso tempo, una sensibilitr fino in fondo moderna.
Ridotti alla piu assoluta essenzialitr, ravvivati da drammatiche giustapposizioni
cromatiche, le figure di Izabela ci trasportano dal mondo terrestre
in un universo etereo dove le forme galleggiano nello spazio, rimanendo
pur sempre ancorate nell'esperienza umana. E' raro, oggi, che si abbia
l'opportunitr di testimoniare la scoperta di un artista nuovo, eccitante
e innovativo, che capta l'immaginazione e l'emozione con tanta semplicitr
e tanta grazia. Izabela c veramente unica, sia nel suo modo di presentare,
sia negli argomenti che ha scelto. In un tempo in cui la complessitr
e la tecnologia sono diventate oggetti di culto e dominano ogni aspetto
della vita, l'incontro con l'opera di Izabela, con la sua particolare
combinazione della natura e dell'essenza dell'anima umana, ci ha rinfrescato,
portandoci una sensazione di conforto.
lan Tattersall Dipartimento di Antropologia,
Museo americano di scienze naturali,
New York
Jeffrey Schwartz
Dipartimento di Antropologia,
Universita di Pittsburgh
Nel paese dell'archetipo delle idee, Izabela c sempre stata una bambina.
In questo paese il tempo non esiste, le sembrava come se tutti i momenti
fossero uguali,
uguali i monti, il mare, gli spostamenti. Il colore del mare le faceva
indovinare la forma del vento.Era il suo gioco preferito. Nel paese
dell'archetipo delle idee tutto era archetipo, pertanto animali in piena
forza camminavano per la spiaggia dove lei passeggiava. Nel paese dell'archetipo
delle idee il maschio era mascolinitr, virilitr, rozzezza, il fallo,
l'energia motrice, la forza. E la femmina era femminilitr, tenerezza,
maternitr, famiglia, l'energia passiva, la terra, la ceramica. In un
paese reale, in una reale cittr, una reale via, si trovava una casa;
in questa casa c'era una galleria riempita dalle impronte di Izabela.
La gente guardava con interesse tutto quello che vedeva intorno a sé,
guardava le impronte
provenienti da oltre i sogni, alcuni prendevano delle bevande, altri
rosicchiavano gli ossi dei buoni animali. La torre cittadina batteva
l'ora, il vento percorreva la strada, quando verso mezzanotte Izabela
si coricn e si addormentn. Sognava se stessa come bambina nel paese
dell'archetipo delle idee. Precisamente alla metr del suo sonno, due
sogni si incontrarono -- quello reale e quello del mpaese delle idee.
Da quell'incontro in poi il tempo ha preso un corso del tutto diverso.
Josip Zanki (pittore e grafico)